Visualizzazione post con etichetta equilibrio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta equilibrio. Mostra tutti i post

mercoledì 3 novembre 2010

LO SAPEVATE DEGLI INVOLUCRI E DELLE SCATOLINE PER IL CIOCCOLATO??

Gli involucri e le confezioni dicono molto sul tipo di cioccolatino che troveremo dentro. Come con l’etichetta su una bottiglia di vino o di olio extra-vergine di oliva, la dicitura su un involucro di cioccolatino può dare indizi importanti come la qualità del prodotto, quindi per un amante del cioccolato vale la pena avere confidenza con questa terminologia. Una certa confusione deriva dai termini inglesi “cacao liquor” e “cacao solids”. Liquor è il termine utilizzato negli USA mentre in Europa si preferisce il termine solids, ma entrambi si riferiscono alla stessa cosa: tutto il contenuto di cacao, incluso il burro. E’ in genere indicato con una percentuale del peso netto del prodotto finale. Il contenuto di cacao va dal 15%, che difficilmente rientra nella categoria del cioccolato, ad un incredibile 99% che è un’esperienza quasi immaginabile ma interessante.
.
Sin dalla nascita dell’ Unione Europea, la legislazione sull’etichettatura degli alimenti è diventata molto più regolata e la classificazione del cioccolato è diventata un vero problema. Alcuni paesi produttori di cioccolato pensano che il prodotto della Gran Bretagna debba essere classificato come “vegolate” a causa dell’utilizzo di grasso vegetale e del basso contenuto di cacao. Per la gioia dei produttori inglesi, si tratta ancora oggi di una questione aperta.
.
L’indicatore chiave di qualità è il contenuto di cacao- il totale combinato di cacao in polvere e burro di cacao. In alcuni casi, la couverture ad esempio, il contenuto di burro di cacao è specificato a parte. Nel caso del cioccolato fondente, un minimo del 50% di cacao totale è un indicatore di qualità. Il cioccolato al latte di qualità dovrebbe avere almeno il 30%. Poiché lo zucchero completa l’equilibrio degli ingredienti, un’alta percentuale di zucchero è un preavviso di un corrispondente contenuto basso di cacao. A differenza delle etichette dei vini, che indicano la varietà d’uva, la dicitura del cioccolato raramente fornisce informazioni sul tipo di seme di cacao utilizzato e non è obbligata a farlo. Un’eccezione è in Francia, dove le parole “fine cocoa” significano che sono state utilizzate varietà eccellenti di semi, come il crollo. I grassi animali o vegetali sono utilizzati come sostituti economici per una parte o la totalità del burro di cacao fino al 5%, senza indicarli sulla confezione.
.
La lecitina, un emulsionante derivato dal tuorlo e i semi di soia, è utilizzata in tutti i tipi di cioccolato e all’1% o meno non è indicatore di qualità inferiore. Il suo ruolo consiste nello stabilizzare il cioccolato e assorbire l’eventuale umidità. Per quanto concerne gli aromatizzanti, cercate le parole “estratto di vaniglia puro”. Se è indicato “vanillina”, un sostituto sintetico, o semplicemente la parola “aromatizzanti”, è probabile che il cioccolato sia di qualità inferiore. Gli americani superano qualsiasi altro paese del mondo quando si tratta di fornire informazioni sugli ingredienti presenti nel cioccolato; gli involucri e le confezioni si leggono spesso come un libro. Ci sono specifiche molto precise per la qualità di cacao in polvere nei diversi tipi di cioccolato; tutti gli ingredienti aromatizzanti devono essere indicati; vi sono liste aggiuntive di zuccheri, come il destrosio e il glucosio, che hanno tutti i livelli massimi permessi e c’è sempre una tabella dettagliata con le informazioni nutrizionali.
.
Lo stile della presentazione di una confezione di cioccolatini, la dice molto su chi potrebbe comprarla. I cioccolatieri sono stati fortemente consapevoli del valore del fascino da scaffale sin dall’inizio dell’industria. In Francia, le scatoline di cioccolato più squisitamente disegnate entrarono in voga intorno al 1780, comprendendo bellissimi quadri, targhette in rilievo e pietre semipreziose incise. Le scatole di cioccolatini inglesi non erano così ostentate; presentavano immagini sentimentali che erano molto di moda quando i cioccolatini in scatola arrivarono sul mercato. La prima fu prodotta nel 1868 dai Cadbury e rappresentava una ragazza che coccolava un gatto; la modella era la figlia di Richard Cadbury, Jessica.
.
Parte dell’attrattiva erano anche le bellissime carte utilizzare per rivestire le scatole e i singoli strati di cioccolatini. Sebbene resistenti al grasso, i tipi di carta utilizzati hanno sempre avuto una qualità speciale. Potevano essere imbottite o incise con oro o argento o misteriosamente lucide, come la carta trasparente per ricalcare il croccante, con una rifinitura vorticosamente martellata. Un altro tripodi carta è conosciuto come patina trasparente. Ha una pellicola di cera ed è particolarmente lucente, dai colori scuri, che profuma quasi di cioccolato. Oggi, il design delle confezioni va da un estremo di stile ad un altro. Reminescenze dei favolosi anni 30 sono scatole rivestite con abbondante tessuto e ornate con nastri satinati e rose. Nella categoria kitsch, c’è una scatola a forma di pianoforte a coda bianco della Germania con i cioccolatini nascosti sotto il coperchio e dall’altra parte della gamma ci sono i cioccolatini di un designer minimalista moderno con cioccolatini sottili avvolti in una foglia d’oro.
.

giovedì 28 ottobre 2010

IL CIOCCOLATO CHE SI ACCOMPAGNA CON CAFFE’, GRAPPA E VINO

L’abbinamento del cioccolato con il caffé è una questione particolarmente delicata, perché entrambi hanno caratteristiche che vanno in cumulazione: l’amaro, il tostato e l’astringente. L’amaro e l’astringente, in particolare, sono soggette all’effetto alone: questo significa che un cioccolato molto amaro consumato dopo un caffé molto amaro sembrerà ancora più amaro. Lo stesso dicasi per l’astringente, che oltretutto è tollerato ancora meno. Per massimizzare la piacevolezza di questo abbinamento seguiamo alcuni consigli:
.
- Il cioccolato non deve essere eccessivamente dolce, specialmente se è consumato con il caffé non zuccherato e specie se viene consumato insieme e non dopo il caffé (come accade con le barrette). Infatti il dolce del cioccolato rischia di far risaltare troppo l’amaro della bevanda.
.
- Il caffé non deve essere troppo tostato: l’amaro e l’aroma dato dalla tostatura rischiano di sopraffare gli aromi del cioccolato, e di distruggere quel meccanismo sinestesico che influenza la percezione di dolcezza dell’insieme – specialmente se si sentono anche sentori di bruciato, tipici di una tostatura troppo spinta o anche di una sovraestrazione, che può dipendere dalla macchina espresso o dal barista.
.
- Alla fine non deve rimanere in bocca la terrosità del cioccolato: un caffé astringente invece tende ad accentuare questa sensazione. Per questo l’astringenza può essere tollerata in bassi livelli nel cioccolato, non nel caffé.
.
- Di tutti gli aromi che si creano nell’abbinamento, i più graditi sono quelli floreali. Per questo è importante sia la scelta del cioccolato, sia quella della miscela, che deve essere particolarmente equilibrata. Infatti deve apportare quegli aromi di fiori e frutta fresca così graditi e caratteristici dei caffé lavati,ma non l’acidità tipica di questa componente. Questa capacità risiede tutta nell’arte di miscelare dei torrefattori italiani.
.
- Tra gli altri aromi, quello di vaniglia è particolarmente ricercato nell’abbinamento, perché per gli italiani è sinonimo di dolcezza, familiarità e rassicurazione. Perciò deve essere ben presente sia nel cioccolato, sia nel caffé.
.
A differenza degli altri abbinamenti considerati, qui la pulizia della bocca ha un’importanza preponderante, più ancora del profilo aromatico: l’equilibrio tattile è fondamentale. Come per i biscotti, anche per i cioccolati molto spesso il miglior abbinamento è con grappe invecchiate: in tutti i casi si preferiscono morbide, mai aggressive o pungenti, aromatiche ma non prepotenti.
.
- Il cioccolato al latte è sconsigliato per questo abbinamento. Il suo aroma di latte viene percepito, insieme alla grappa, come un qualcosa di caseoso che non dovrebbe esserci: per questo è meglio scegliere un fondente.
.
- Tra gli aromi più graditi nell’abbinamento troviamo, a sorpresa, le erbe aromatiche, caratteristiche più della grappa che del cioccolato. La grappa in questo senso deve essere in grado di pulire molti degli aromi lasciati dal cioccolato, come il cacao e le spezie, enfatizzandone altri.
.
- Tra gli altri profumi graditi nell’abbinamento troviamo in testa il miele, seguito dalla frutta secca e dagli agrumi: questi sono tutti aromi considerati particolarmente pregiati sia nelle grappe sia nei cioccolati, e questa particolarità è nettamente ricercata nell’assaggio. La ricchezza olfattiva si conferma una tendenza sensoriale pienamente attuale.
.
L'accostamento del vino al cioccolato non è un'operazione facile soprattutto per la complessità di quest'ultimo alimento, legata sia ai suoi componenti sia alle caratteristiche organolettiche.
Fatta salva la possibilità di dare spazio alla soggettività e al gusto personale, svincolato da principi, regole e modelli, l'abbinamento del vino al cioccolato deve essere effettuato nel rispetto di due principi - concordanza e contrapposizione - che caratterizzano i fondamenti della proposta dell'Associazione Italiana Sommeliers in tal senso. Il vino in abbinamento deve essere, per struttura, titolo alcolometrico, intensità, complessità, persistenza gusto-olfattiva tale da tenere testa alla complessità aromatica e gustativa del cioccolato, pena la valorizzazione e l'esaltazione di quest'ultimo a danno del vino che risulterebbe debole e si lascerebbe sovrastare. La tabella riportata qui sotto sintetizza le sensazioni emergenti suggerite dal cioccolato, le caratteristiche che dovrebbe avere il vino in abbinamento, il principio in base al quale può essere realizzato l'abbinamento. Più specificamente, proprio in considerazione della complessità del cioccolato, il vino da proporre in abbinamento deve possedere:
.
- elevato titolo alcolometico volumico globale;
- struttura e complessità elevate;
- tannino elegante, morbido;
- residuo zuccherino più o meno elevato;
- morbidezza avvolgente;
- intensità gusto-olfattiva;
- persistenza aromatica intensa (finale lungo).
.
Ne deriva che si può spaziare dai vini dolci, passiti, aromatizzati, liquorosi ai distillati; è proponibile anche l'abbinamento con vini rossi di un certo calibro. Tra i vini italiani, sono idicati alcuni in grado di reggere la sfida:
.
- Marsala superiore;
- Recioto della Valpolicella;
- Ala (Antico liquorvino amarascato);
- Barolo chinato;
- Montefalco Sagrantino passito;
- Vin Santo del Chianti classico;
- Aleatico di Puglia.
.
Tra i vini europei, possono essere abbinati con successo alcuni vini come questi:
.
- Jerez Pedro Ximenez (Spagna);
- Porto vintage (Portogallo);
- Banyuls (Francia);
- Tokaji aszù (Ungheria).
.
Il profilo gusto-olfattivo di questi vini, in particolare la complessità, l'intensità, la persistenza, li rende adatti per "dialogare" con il cioccolato su un piano di parità organolettica. Diverse sono, quindi, le soluzioni di accostamento: le migliori sono quelle che riescono a realizzare un equilibrio tra le sensazioni del cioccolato e quelle del vino: dopo la fusione e la deglutizione del cioccolato, il vino deve poter "liberare" il cavo orale da ogni patina residua, preparando il soggetto all'assaggio successivo. Diverse sono le soluzioni ma tutte rispondenti al principio secondo cioccolato e vino convivono ricercando un equilibrio senza prevaricazioni o sbilanciamenti sull'uno o sull'altro.
.